Interior minimalista: è minimal o è solo “povero”?

Nel mio ultimo articolo parlavo di stile e di quanto, secondo me, sia poco utile decidere di adottarne uno “a tavolino”: lo stile non è un’etichetta da applicare a un interno, ma qualcosa che dovrebbe nascere dall’incontro tra lo spazio e gusti/esigenze e desideri di chi quello spazio lo abita.

Eppure negli ultimi anni abbiamo visto così tanti interior minimal che questo stile è quasi diventato, nel nostro immaginario, sinonimo di casa contemporanea. Colori neutri, linee pulite, pochi mobili, superfici libere e decorazione ridotta all’essenziale: un’immagine che abbiamo imparato a riconoscere immediatamente come elegante e moderna.

Ma siamo sicuri che minimal significhi semplicemente avere meno arredi? E soprattutto: quando un ambiente è davvero minimal e quando è semplicemente spoglio?

Fonte: Pinterest

Interior minimalista: differenza tra minimal e “grande distribuzione”

Ho frequentato l’Università nei primi anni 2000, in un contesto in cui il minimalismo veniva esaltato, sia per la lezione dei grandi Maestri del ‘900 sia in opposizione a uno stile colorato con derive un po’ kitch tipico dei decenni precedenti.

Che “minimalismo, essenzialità, purezza formale” fossero erano le regole implicite per avere successo negli esami, lo capimmo tutti già al I° semestre. Quello che era più difficile da cogliere era come si potesse creare un interior di lusso e classe con poche linee molto semplici e materiali essenziali che non avevano nulla di decorativo.

La difficoltà ulteriore è che in quegli anni cominciava a diffondersi il mondo Ikea e questo a noi studenti ci confondeva un po’ le idee. Ricordo una conversazione tra noi 20enni mentre mangiavamo un panino fra una revisione e l’altra:

quindi :“Semplice ma economico”= “povero” e invece

:“Semplice ma che costa un sacco di soldi”= “minimalismo/purezza formale”?

Quale magia faceva sì che un interior con mobili non decorativi fosse prezioso e un altro invece spoglio?

La domanda era caduta lì e poi ognuno, con il tempo e l’esperienza avrà dato le prorie risposte: oggi ho deciso di condividere la mia. Che forse può servire anche a te se sei fra i (moltissimi) che non hanno ancora risolto il dilemma: a proposito, se senti che questa domanda è rimasta una questione aperta, scrivimi cosa ne pensi nei commenti!

Fonte: Pinterest

Interior minimalista: l’essenzialità mette tutto in evidenza

La prima cosa da capire è che il minimalismo non consiste semplicemente nell’avere meno cose. Togliere è relativamente facile: basta eliminare mobili, oggetti, decorazioni e tutto ciò che sembra superfluo.

Il vero problema arriva dopo, quando bisogna capire che cosa fare di ciò che rimane.

In un ambiente essenziale, infatti, ogni elemento acquista maggiore importanza. Se elimino la decorazione da una parete, quella superficie diventa protagonista e saranno la qualità della pittura, il colore, la luce e il rapporto con il pavimento a determinare il risultato. Se scelgo un mobile molto semplice, diventano fondamentali le sue proporzioni, il materiale, il disegno dell’anta e persino il modo in cui incontra la parete.

Inoltre c’è un elemento che spesso dimentichiamo quando parliamo di minimalismo: il vuoto.

Il vuoto non è semplicemente lo spazio che rimane perché non abbiamo comprato abbastanza mobili. È una parte vera e propria del progetto e, se utilizzato bene, permette agli elementi presenti di avere respiro, di essere percepiti e di entrare in relazione tra loro.

È proprio il rapporto tra pieni e vuoti a costruire uno spazio equilibrato. Un divano non è soltanto un divano: conta quanto spazio gli lasciamo intorno, cosa vede quando ci sediamo, come dialoga con la parete, con la finestra e con gli altri elementi della stanza.

Ecco perché l’essenzialità, quando è progettata bene, non è “povera”. Al contrario, può essere molto più esigente della decorazione, perché quando gli elementi sono pochi non c’è molto che possa nascondere una scelta sbagliata.

Interior minimalista: i materiali e la luce sono protagonisti

Un altro equivoco abbastanza diffuso è pensare che il minimalismo debba necessariamente essere fatto di materiali economici, lisci e neutri. In realtà un ambiente minimal può utilizzare marmo, legno, pietra, metallo o intonaci materici: ciò che cambia è il modo in cui questi materiali vengono utilizzati.

Una bella venatura del marmo, la texture di un legno naturale o le variazioni di una pietra possono diventare esse stesse una forma di decorazione, senza bisogno di aggiungere altro.

Ed è proprio questa una delle caratteristiche che rendono interessante un interno essenziale: quando gli oggetti diminuiscono, aumentano l’importanza e la percezione delle superfici, della materia e della luce.

Perché anche la luce, in un ambiente minimalista, diventa un materiale progettuale. Oltre alla luce naturale, è la luce artificiale che diventa un vero elemento di progetto per esaltare ancora di più gli elementi che vogliamo metterein evidenza.

Per questo, quando progetto uno spazio minimalista, non mi chiedo soltanto “quante cose posso togliere?”, ma soprattutto “che cosa voglio che si noti?”.

La domanda cambia completamente il punto di vista, perché progettare per sottrazione non significa eliminare indiscriminatamente, ma scegliere dove concentrare l’attenzione e come costruire lo spazio attraverso materia, luce e vuoto.

Fonte: Pinterest

Interior minimalista: l’importanza dei dettagli

Ed eccoci forse al punto che più mi affascinava quando, all’Università, cercavo di capire perché alcuni ambienti molto semplici sembrassero lussuosi e altri semplicemente economici.

La risposta stava spesso nei dettagli.

In una casa minimalista diventano importanti elementi che normalmente tendiamo quasi a non vedere: lo spessore di un piano, il disegno di una maniglia, la dimensione dello zoccolino, il modo in cui una porta incontra la parete, l’allineamento dei mobili, la fuga tra due materiali o la posizione di un punto luce.

Quando la decorazione è ridotta al minimo, questi dettagli entrano direttamente nella composizione dell’ambiente ed è qui che, secondo me, si trova la differenza tra arredare una stanza con pochi mobili semplici e creare davvero un interior minimalista.

Perché posso anche acquistare pochi mobili lussuosi dalle linee pulite e metterli in una stanza quasi vuota, ma questo non significa necessariamente aver creato uno spazio minimal. Il risultato dipenderà da come quei mobili sono stati messi in relazione con le dimensioni della stanza, dalle proporzioni, dai percorsi, dagli allineamenti, dalla luce e soprattutto dal modo in cui il vuoto è stato costruito intorno a loro.

In altre parole, il minimalismo non è soltanto una questione di oggetti, ma di come questi si relazionano con il vuoto e con lo spazio.

È la capacità di far sì che pochi elementi siano sufficienti perché una stanza abbia equilibrio, carattere e atmosfera. Ed è probabilmente questo che rende così difficile replicare il risultato semplicemente acquistando gli stessi mobili che abbiamo visto in una fotografia.

Fonte: Pinterest

Quindi: minimal o semplicemente povero?

Forse la domanda giusta non è quante cose ci siano in una stanza, ma perché ci siano e, soprattutto, quale spazio siano state chiamate a costruire.

Se tolgo tutto perché non so cosa mettere, probabilmente otterrò un ambiente spoglio. Se invece scelgo pochi elementi perché voglio dare valore alle proporzioni, alla luce, ai materiali, ai dettagli e al vuoto, posso ottenere un ambiente minimalista.

Ed è proprio questa, secondo me, la differenza fondamentale: il minimalismo non significa avere poco, ma dare molto valore a ciò che rimane e allo spazio che lo circonda.

Perché un interno davvero minimalista non nasce dalla mancanza, ma da una scelta precisa. E forse è proprio questa la parte più difficile: riuscire a fare in modo che, quando abbiamo tolto quasi tutto, quello che resta sia ancora abbastanza per raccontare una casa, e soprattutto le persone che la abitano.

Cosa ne pensi? Anche tu a volte fatichi a individuare la formula che distingue un interior minimal da un interior povero? Fammi sapere qual è il tuo punto di vista, ti leggo sempre con piacere!

A presto!

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Arch. Elisa Alfonsi

Mi occupo di creare luoghi per il benessere, sia per il settore pubblico che nel settore privato, con focus in particolare in luoghi per l’ospitalità.

Credo fortemente nel senso di benessere che deriva dal trovarsi nel contesto adatto, in un luogo curato, in cui la bellezza si fonde con la funzionalità.

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