Siamo iperstimolati da immagini. Ne salviamo decine, a volte centinaia: cucine, bagni, soggiorni, tutti ordinati nelle numerose cartelle Pinterest (che, ammetto, è l’unico social che amo. A proposito, se ti va seguimi anche qui!).
Ma più immagini raccogliamo, più — paradossalmente — le idee sembrano confondersi.
:”Non riesco a trovare lo stile giusto per la mia casa.”
È una frase che sento spesso quando parlo con qualcuno che sta per ristrutturare casa. Nelle varie cartelle, una cucina old british convive con un soggiorno contemporaneo, un bagno essenziale con una casa piena di accessori e complementi. E alla fine arriva la conclusione: “Mi piacciono troppe cose. Non ho ancora trovato lo stile giusto”.
Sono convinta che non sia questione di scegliere uno stile e di replicarlo in casa propria. Quello che spesso manca è un metodo per capire cosa ti piace davvero e trasformare preferenze apparentemente diverse in un insieme che abbia senso per te. Perché trovare il proprio stile di interior non dovrebbe significare scegliere lo stile giusto in astratto, ma costruire un luogo in cui riconoscersi.

Interior: stile o identità?
Vale la pena chiarire una cosa: nell’architettura, gli stili, in senso proprio, sono categorie ben definite e inquadrate in un certo momento storico/culturale. Nell’interior tutto è molto più fluido: nello stesso periodo storico c’è chi sceglie un classico, un moderno, un contemporaneo, un industrial, un vintage, un parigino, un vittoriano, un japandi. Non solo: ci sono anche contesti in cui più stili convivono, dando vita ad altri stili (vedi il famoso “classico contemporaneo”). Ed inoltre: gli stili nell’interior sono tantissimi e, più circolano immagini, influssi, contatti, più ne nascono di nuovi (personalmente ho visto una crescita altissima di nuovi stili parallelamente alla diffusione di web e social).
Insomma, quando si parla di stile nell’interior, ci sono tutte le condizioni per perdersi fra immagini, suggestioni, riferimenti e desideri.
Ma quello che voglio provare a fare con te è diverso e va oltre le i riferimenti fotografici.
Quando dici “mi piace lo stile nordico” o “adoro l’industrial”, stai descrivendo velocemente un’immagine, ma non ciò che cerchi davvero. Nella mia esperienza, la mia attenzione non va all’etichetta: va alla persona che ho davanti. Quello che chiami “stile nordico” spesso è un bisogno di semplicità, ordine visivo, materiali naturali, luce. Quello che chiami “stile industrial” può essere desiderio di autenticità, di spazi non patinati, di qualcosa che racconti una storia vissuta.
Questo mi riporta alla Place Identity, di cui ho già parlato: il rapporto profondo attraverso cui gli spazi che abitiamo entrano in relazione con la nostra identità.
Per questo, quando progetto una casa, il mio lavoro nella fase iniziale non è scegliere un registro estetico: è capire chi è quella persona.
E da questa domanda — chi sei? — nasce tutto il resto.

Le immagini che salvi sono un archivio del tuo gusto
Possiamo partire da lì: dalle immagini che hai già raccolto, su Pinterest, Instagram, o nella memoria del telefono. Non serve che siano tutte di interni — a volte sono le immagini più lontane dalla casa a raccontarci di più.
Il primo esercizio è semplice: smetti di chiederti se un’immagine è bella, e chiediti perché ti piace. Prendine 10 o 20 salvate spontaneamente e prova a capire cosa ti ha fatto fermare — il colore, la luce, la matericità, il senso di ordine, il rapporto tra dentro e fuori. Non cercare subito un nome per lo stile: cerca le ricorrenze. Il gusto personale nasce raramente da una singola scelta, ma quasi sempre dalla ripetizione inconsapevole di tante piccole preferenze.
Dal “mi piace” al “mi piace perché”
Questo è il passaggio più importante. “Mi piace questa cucina” non è ancora un’informazione utile; “mi piace perché ha pochi contrasti, materiali naturali e una luce morbida” lo è molto di più. Nel secondo caso hai tradotto una sensazione in caratteristiche concrete — e puoi continuare: “mi piace perché è calda senza essere rustica”, “perché è ordinata ma non impersonale”, “perché sembra vissuta, non costruita per essere fotografata”.
Queste frasi valgono più di ogni etichetta, perché iniziano a costruire il tuo linguaggio personale. Ed è proprio questo che cerco di far emergere in una Tavola dei Desideri: non una raccolta di immagini belle, ma una rappresentazione sempre più chiara di ciò che vuoi sentire, vedere e vivere in casa tua, proprio perché parla di chi sei.

Il filo conduttore non significa che tutto sia uguale
Può emergere una paura: “ma le mie immagini sono completamente diverse tra loro!”. Va bene — se fossero tutte identiche, non racconterebbero la tua identità, ma solo uno stile scelto da replicare. Il filo conduttore è più sottile: una temperatura cromatica, una predilezione per i materiali naturali, un’atmosfera raccolta. Puoi avere accanto la foto di un interno contemporaneo e quella di una casa d’epoca, e trovare comunque qualcosa che le accomuna. Non devi eliminare ciò che è diverso: devi capire cosa, dentro il diverso, continua a piacerti.
Attenzione però: una bella fotografia non è una casa. Racchiude insieme architettura, luce, styling, materiali — e spesso non capiamo quale elemento ci abbia davvero conquistato. Per questo, davanti a un’immagine che ami, non chiederti :”Come rifaccio questa casa?”, ma :”Cosa di questa casa vorrei portare nella mia?”.
Ispirarsi non significa copiare: significa riconoscere qualcosa che ci appartiene.

Prima di scegliere uno stile, scegli le sensazioni
Quando si ristruttura casa, trovo spesso prematuro partire da :”Che colore facciamo alle pareti?”. Prima ancora c’è una domanda più interessante: come voglio sentirmi quando sono qui? Energica o rilassante, intima o aperta, essenziale o ricca di dettagli? Non esiste una risposta corretta — ed è proprio questo il punto: la casa non deve dimostrare buon gusto, deve avere qualcosa da dire su chi la abita.
A volte, però, abbiamo raccolto così tante immagini da non distinguere più ciò che ci piace davvero da ciò che abbiamo imparato a considerare bello. In questi casi un confronto esterno aiuta — non perché qualcun altro debba decidere al posto tuo, ma perché un occhio esterno vede le ricorrenze e le contraddizioni che da sola non noti ancora. È anche una delle ragioni per cui credo nel ruolo dell’architetto come figura di affiancamento: il mio compito non è portare il mio gusto in casa tua, ma aiutarti a dare forma al tuo.

Non è lo stile che ti manca, è il metodo per riconoscerlo
Se pensi ancora “non riesco a trovare lo stile giusto per la mia casa”, prova un ultimo esperimento: apri le immagini salvate, prendine cinque e chiediti cosa hanno in comune. Non cercare la risposta perfetta, cerca quella che ritorna. Poi aggiungine altre cinque, e ricomincia.
Potresti scoprire che quando dicevi :”Non riesco a trovare lo stile giusto” in realtà indevi solo :”Non riesco ancora a capire cos’è che mi fa stare bene”. Prima di progettare una casa “di immagine”, dovremmo capire quale casa ci fa sentire a casa. Ed è forse proprio da lì che dovrebbe cominciare ogni progetto.