Premessa
Ricordate quando si diceva “La cucina è il cuore della casa”: le case all’epoca erano enormi e le famiglie che ospitavano ancor di più!
C’era freddo ovunque, tranne in cucina, dove la stufa andava costantemente per la preparazione dei pasti: ovvio e normale che tutti i componenti della famiglia gravitassero in quella zona…e non solo per mangiare!
Ora le case hanno spazi più contenuti e il riscaldamento ha un’impiantistica dedicata, la cucina non ha più la funzione che aveva precedentemente. Ciononostante, nel nostro immaginario, continua ad essere “il cuore dell’abitazione”, ovvero un luogo in cui coltivare felicità e benessere.
In tutte le case che ho ristrutturato, grandi o piccole che fossero, la cucina era sempre tra i primi pensieri dei Clienti. Il desiderio più frequente era “una cucina grande” e lo capisco, a chi non piacerebbe? Ma i fatti mi hanno dimostrato che anche una cucina piccola può essere bella, pratica, funzionale e i suoi limiti sono spesso superabili…
Sono qui per mostrarvi come!

Fonte: Pinterest
Cucina piccola: diversi layout, benessere per tutti.
Possono essere innumerevoli i casi e i layout relativi a una cucina piccola; in questo articolo tratterò lo specifico caso delle cucine piccole in ambienti dedicati perimetrati da muri o comunque divisi rispetto alla zona giorno.
La cucina in questo caso è un ambiente di minimo 9 mq , dotato di finestra, (vedi DM 75/1975).
In questo articolo tratto le forme più diffuse per questa tipologia:
- cucina rettangolare
- cucina quadrata
e per ciascuna vedremo come organizzarle e valorizzarle al meglio, secondo gli elementi del benessere che ormai già in parte conoscete.
In questo e nei prossimi articoli sulle cucine piccole, vi dimostrerò che alla “cucina grande” ci sono alternative validissime, funzionali e di grande impatto estetico. Luoghi, insomma, in grado di infondere quel senso di benessere che cerchiamo nella nostra quotidianità.

Certo sarebbe assurdo dire che non intercorre alcuna differenza tra una cucina grande e una cucina piccola, ma non mi riferisco tanto “allo spazio” in sè, perché, come avrete capito, io non sono una fan del “grande a tutti i costi”. Anche il piccolo può funzionare bene, in termini di layout e movimentazione.
Dal mio punto di vista, le macro-differenze sono prevalentemente due.
La prima riguarda un aspetto percettivo: la chiusura rispetto al resto della zona giorno può generare un senso “oppressivo”, specie se l’ambiente viene vissuto in modo “attivo” (i.e: la percezione sarebbe meno opprimente se, a parità di metrature, fosse una camera da letto o uno studio in cui si svolge un lavoro da scrivania).
La seconda, invece, è un “effetto farfalla” generato dalla cucina piccola sulla quotidianità e sui rapporti familiari. Nella cucina piccola mancano quegli aspetti relazionali che si creavano “attorno al tavolo”: si parlava, ma anche si collaborava alla preparazione dei cibi, ci si scambiavano opinioni, si tramandavano saperi e tradizioni. Nelle cucine piccole, come vedremo, il tavolo può esserci, ma con dimensioni e forme più “agili”, atte sopratutto a consumare pasti veloci.

Cucina piccola e rettangolare (lunga e stretta)
Questa tipologia di cucina è inscrivibile in un rettangolo lungo e stretto (approssimativamente 3,80*2,40 cm).
In questo caso quindi l’ideale è attrezzare una delle pareti più lunghe con il classico mobilio da 60/62 mentre sul lato opposto un mobile stretto (30-45 cm) con funzione di appoggio per preparazioni o di tavolo da snack a muro per pasti veloci.

Se vi state chiedendo se sia possibile fare “un po’ e un po’”, cioè disporre sul lato opposto una sequenza di mobili la cui profondità varia da 60 a 45, vi dico che per me è un no. Si crea quel piccolo salto che rompe la linearità visiva e salterà sempre agli occhi (e no, non basta “farci l’abitudine col tempo”), addosso a cui si sbatterà inevitabilmente il mignolo, etc.
Il “raccordo obliquo” (un tratto inclinato che congiunge le due profondità) mi piace ancora meno: incide sull’ergonomia e sulla linearità e va a finire che sullo snack assumiamo posture poco corrette.


Avendo altri 20/30 cm in più in ampiezza (arrivando a 2,60-2,70 mt) si può pensare di replicare l’arredo sul lato opposto e, in assenza di porte sul lato corto, di “far girare” l’arredo a ferro di cavallo. Devono però rimanere liberi 140/150 cm per consentire la movimentazione e l’apertura di ante da una parte e dall’altra. Attenzione inoltre all’apertura delle ante in “zona angolo”!
In questa conformazione lo spazio è abbastanza saturo: va da sè che la porta dovrebbe essere centrata sullo spazio libero e possibilmente scorrevole a scomparsa dentro al muro, per evitare possibili conflitti con il mobilio e con l’apertura delle ante.

Cucina piccola e quadrata
In questo caso lo spazio è più regolare: l’area minima da considerare è 3,00*3,00 mt.
In 3 mt di lunghezza si riesce ad organizzare una cucina in linea completa anche di frigorifero, anche se con spazi di appoggio molto contenuti.

Il tavolo centrale che funziona a tuttotondo in queste metrature è un tentativo che però non dà risultati sicuri: piuttosto una valida alternativa è una penisola (spessore massimo 80 cm!) contenente il fornello (o il lavello) in modo da liberare un po’ di spazio operativo sulla cucina in linea e con un’estremità attrezzata a piano snack.
Un eventuale tavolo me lo immagino piccolo e snello come la penisola di cui sopra (va da sè che con commensali seduti è ridotta la mobilità di fronte alla cucina) o, in alternativa, si può pensare a un tavolo attrezzandolo con una panca a muro.



Cucina piccola: alcuni stratagemmi
Abbiamo visto che in termini di layout funzionale, l’indispensabile non è messo in discussione: di fondo, i moduli base della cucina, sono gli stessi sia nella grande che nella piccola. Sicuramente lo spazio contenitivo è ridotto, ma non è detto che tutte le stoviglie e gli elettromestici che non hanno uso frequente debbano essere stoccati in cucina (e non è nemmeno detto che siano effetivamente tutti necessari…).
Torniamo invece alle criticità e vediamo quali stratagemmi possibili.
Rispetto alla prima (“un ambiente circoscritto e potenzialmente opprimente”), un possibile intervento riguarda la “smaterializzazione” della parete che dà sulla zona giorno per aprire la visuale e creare continuità con l’area living. Ovviamente si tratta di un bel salto di qualità per la percezione di “estensione” dello spazio e per l’incremento di luminosità! Di contro è doveroso ricordare che aumenta la visualità… da entrambi i lati….perciò…attenzione all’ordine!!!

La seconda criticità (“mancanza di aggregazione familiare”) non si può risolvere con un vetro (anzi, in termini di comunicazione tra le persone il vetro rappresenta comunque una chiusura!)
Come dicevo nella premessa, le cucine “di una volta” erano il luogo di ritrovo familiare. Attorno al tavolo ognuno si dedicava alle proprie attività, ma anche si creavano momenti di scambio e condivisione. Alla preparazione dei piatti collaboravano un po’ tutti (chi sbucciava, chi tagliava, chi impastava…) e così rimaneva viva anche la trasmissione di saperi e conoscenze alimentari tra le generazioni.
Ovviamente tutto questo influiva anche a livello familiare: trascorrere ogni giorno del tempo, con lo stesso gruppo di persone migliora la conoscenza e la comunicazione e, allo stesso modo, collaborare a un’esperienza condivisa (come può essere quella della preparazione di un pasto) favorisce una ripartizione di meriti e responsabilità, oltre, ovviamente, al rinsaldare i legami tra le persone.
Sarebbe pura retorica sostenere che tutto questo si è perso a causa della riduzione degli spazi abitativi: la situazione è complessa e comprende cambiamenti sociali e culturali importanti, dai quali è scaturita anche la necessità di case più contenute e una preparazione alimentare più snella.
Di fatto, però, indubbiamente, la cucina piccola fa sì che lo spazio di condivisione familiare si sia spostato altrove: al tavolo da pranzo o nel living, in genere.
E per quanto riguarda il (preziosissimo!) passaggio di conoscenza della tradizione alimentare…si può comunque fare! Magari è una cosa che coinvolge solo due componenti per volta e non tutta la famiglia, magari viene fatta saltuariamente…Magari implica l’utilizzo del tavolo nel living (che, a questo punto, sarà unico per pranzo e soggiorno e necessariamente robusto, antigraffio e facile da smacchiare, così come le sedie…ça va sans dire)…
E poi… ci sono i corsi di cucina online, come Kitchen & Fun , un’idea straordinaria della bravissima Laura Comandini che ha ribaltato il paradigma della “cucina social”.
Ormai siamo abituati a replicare ricette che ci vengono proposte sui social, in solitaria. Nel Kitchen & Fun invece, si impara insieme: i partecipanti si trovano a un’ora precisa e, sotto la guida di Laura, si cucina tutti insieme. Ognuno a casa propria, ma connessi dal filo invisibile dell’etere e dell’essere tutti partecipi di un’attività divertente e piacevole. Il social non è più un mezzo per “istruire un pubblico”, ma per condividere insieme un’esperienza vera e propria!
Kitchen and Fun ha una funzione estremamente aggregativa, con persone che non si conoscono fra di loro, ma fra cui si crea sempre un’alchimia incredibile (sarà il magico potere del cibo?!). Un’esperienza da provare, che consiglio e a cui quando mi è possibile, partecipo.
Ecco che quindi che la condivisione nella preparazione fa superare anche i limiti di una cucina piccola!



Alcune immagini dal profilo di Laura Comandini (avete già fame, vero?)